ENG - "If I see, I remember ", this statement, drawn from one of Confucius' well-known sayings has been the starting point of this film. All my past works arise from the same concept. The act of seeing and remembering. In "My sister is a Painter" this theme is expressed through considerations on art. In this film, with the help of essays such as "The Eye and the Spirit" by Merleau-Ponty and "The Utopian Body" by Foucault, I tried to understand the specificity of my sister's perspective as a painter ("to see is to have at a distance") as well as the deep reasons that move her need to paint women's bodies (the utopian body). Unlike my previous works, here the illusion of being able to see once more and to remember is realized by my sister's paintings, that, unlike video images, make it possible to open a way through time, allowing art to accomplish its task: to reduce the distance between us and the others, the living and the dead, against "time's haemorrhage".

IT - "Se vedo ricordo", questa frase, estratta da un celebre detto di Confucio, è stata la base di partenza di questo film. Tutti i miei lavori precedenti sono figli di questo stesso concetto. Il vedere e il ricordare. In "My sister is a painter" questo tema viene riproposto attraverso una riflessione sull'arte. Nel film cerco di capire, con l'aiuto di testi come "L'occhio e lo spirito" di Merleau-Ponty e "Il corpo utopico" di Foucault, le peculiarità dello sguardo di una sorella pittrice ("vedere è avere a distanza") e le motivazioni profonde dietro il suo bisogno di dipingere corpi femminili (il corpo utopico). Al contrario dei lavori precedenti, qui l'illusione di poter rivedere/ricordare si realizza grazie all'opera pittorica di mia sorella che, più delle immagini video, permette di aprire un varco nel tempo, assolvendo un compito dell'Arte, quello di ricucire le distanze tra noi e gli altri, tra i vivi e i morti, contro "l'emorragia del tempo".




A film by Virginia Eleuteri Serpieri
With Lisa Eleuteri Serpieri
And Filippo Farneti
Sound: Giuseppe D'Amato
And Marco Saitta



Genre: Documentary
Essay Film, Experimental
Running time: 37′
Year: 2014
Color and B&W
Film aspect ratio: 2.35
Original format: HD
Screening format: DCP


Virginia Eleuteri Serpieri

Virginia Eleuteri Serpieri





ADRIANO APRÀ

La voce fuori campo di Virginia, pittrice audiovisiva, su immagini disgiunte da ciò che dice, interrotte dai quadri della sorella Lisa: ​Down By the Water ​(2007-2009), ​The Second Sex ​(2004-2006), ​Distance (2009-2014),​ Mother (2009-2014). Una riflessione sul corpo femminile, «punto zero del mondo». Voci, sempre su immagini disgiunte, dissonanti come le musiche e i suoni, che riflettono sul concetto di arte. Una costruzione in contrappunto. Un critofilm, anche. Solo alla fine, nei titoli di coda, scopriamo che la voce che ci ha accompagnato è invece, sorprendentemente, quella di Lisa, e che il testo è composto di varie citazioni letterarie. Un gioco di specchi?” (Quaderni del CSCI - 2018)

DORA BARTAL

Con il suo saggio cinematografico prettamente personale, Virginia Eleuteri Serpieri tenta di capire l’arte di sua sorella Lisa. I suoi dipinti ispirano una considerazione sul ruolo dell’arte e sull’immagine del corpo femminile, superficie scrivibile che è sempre rappresentazione di un qualcosa d’altro. La regista visualizza la sua coscienza tramite immagini d’archivio e riprese sperimentali, dimostrando come i metodi espressivi apparentemente contraddittori delle due sorelle si completino a vicenda (catalogo Lago Film Festival - 2015).

ANNAMARIA LICCIARDELLO

Il film di Virginia Eleuteri Serpieri, My Sister Is A Painter, ha un’essenza acquosa, liquida. Non solo perché l’immagine che lo apre è una ripresa subacquea, anzi a pelo d’acqua, che ritorna più volte lungo il film e sembra esserne la marca, ma perché come l’acqua di un fiume prende forme diverse, s’incanala, scava e penetra fino a giungere al mare. L’approdo è l’opera pittorica della sorella della regista, Lisa, che affiora punteggiando la superficie del film per poi emergere distintamente nella parte finale. A questo approdo si giunge attraverso l’accumulazione di detriti di varia natura: immagini, parole, corpi e suoni. Un’opera anomala, quindi, che smette i panni di documentario d’arte, definizione che in qualche modo la potrebbe contenere, per guardare al suo oggetto non esplicitamente ma interrogandolo e confrontandosi con esso in maniera obliqua. E lo fa a partire da due elementi principali in cui Eleuteri costruisce il film stesso: la distanza (focale ma non solo) e la rappresentazione del corpo, entrambe prese in considerazione e messe in scena contemporaneamente in senso letterale e metaforico, astratto e materiale, sia sul piano visivo sia su quello sonoro, in un intreccio dissonante e asincrono. Questi elementi costituiscono le fondamenta di una riflessione più ampia sull’arte, che incrocia ma non esaurisce quella sul lavoro artistico di Lisa, con l’inserimento di interviste (solo sonore) e persone di cui però non si conosce l’identità e di una serie di citazioni letterarie lette da una voce di donna. Due frasi tratte da altrettante citazioni mi sembrano centrali in questa prospettiva: “Vedere è avere a distanza” di Maurice Merleau-Ponty ( da L’occhio e lo spirito) e “Il corpo è il punto zero del mondo” di Michel Foucault (da Utopie eterotopie). Entrambe possono indistintamente valere per il film e per i quadri in un gioco di specchi che chiama in causa il lavoro delle sorelle Eleuteri sulle immagini, che siano fisse o in movimento. Il corpo nei quadri di Lisa è sempre un corpo di donna, visto da distanze e posizioni diverse che non ne permettono mai una visione totale ma solo frammentaria. Corpi femminili, diversi per età, colore, postura, che ne evocano un altro, distante nel tempo, collocato nel passato, ma presente come ricordo: quello della madre. La regista riparte dalla figura materna, familiare e affettiva, e dal suo “ruolo” nella scelta della sorella di dedicarsi totalmente alla pittura, per rintracciare e comprendere l’origine di queste reiterate immagini femminili. Questo elemento personale non è da subito esplicito, esposto come nucleo da cui tutto si irradia, ma prende corpo lentamente grazie alla presenza lungo il film delle foto della madre da giovane, di brani di filmini di famiglia per essere poi dichiarato dalla voice over della regista stessa. La frontalità delle foto di questa bella donna dallo sguardo inquieto contrasta con le immagini di Lisa mentre dipinge, sempre di spalle, mai perfettamente visibile, sfuggente, oppure ripresa attraverso filtri di varia natura che ne distorcono l’immagine. Ancora una volta è la distanza tra l’osservatrice e l’oggetto osservato che unisce e allontana le sorelle e il loro fare artistico in questo dialogo che è uno scoprire e uno scoprirsi, uno specchiarsi nell’altra per riconoscersi vicine ma diverse. Questa capacità riflettente (i riferimenti allo specchio sono molteplici lungo il film) mi riporta all’essenza acquosa che avevo sottolineato all’inizio e che ritrovo anche nella levità dei toni, ovattati, senza peso, che caratterizza l’andamento di un’opera che mostra in maniera forte l’autorialità femminile che l’ha creata (Quaderni del CSCI).

GIACOMO RAVESI

(...) in cui il ritratto dell’attività pittorica della sorella della regista, Lisa, diventa una riflessione sulla rappresentazione storica e filosofica del corpo femminile e sulle motivazioni profonde del fare arte. Coadiuvato dalle riflessioni lette in voice over di importanti artisti e intellettuali (Milan Kundera, Michel Foucault, Marguerite Duras, Maurice Merleau-Ponty e Jean Baudrillard), l’opera perpetua un percorso critico ma che simultaneamente scava in un passato familiare doloroso e condiviso, legato al suicidio della madre delle artiste. Se l’arte può essere una fessura attraverso la quale guardare e meditare sulle esperienze della propria vita, così My Sister Is A Painter esprime un tentativo psicoanalitico di avvicinamento e rielaborazione di un lutto privato che sembra agitare l’universo visuale contemporaneo. Infatti, la regista sceglie di unificare materiali pubblici e privati: dalle fotografie di Google Street View ai filmati e alle fotografie private, dai video commerciali recuperati da archivi pubblici a da Youtube ai corpi delle donne dipinte da Lisa. L’utilizzo aggiuntivo di stilemi stilistici tipici del linguaggio video artistico (immagini filtrate da prismi prospettici, chroma key, split screen e riprese sottomarine) accentuano a livello iconografico il livello di mediazione e rifrazione delle storie che sembrano come specchiarsi, sdoppiarsi e riprodursi. Il legame matrilineare e familiare diviene così un sottile cordone narrativo che prospetta un’ancora di salvezza e rinascita per le protagoniste e pone lo spettatore in relazione emotiva con se stesso e con gli altri (Quaderni del CSCI - 2018).
















Casa Rossa Art Doc Prize 2015, 33° Bellaria Film Festival, Bellaria Igea Marina

“Per la libertà con la quale, lavorando su una congenie di materiali molteplici (testi, repertorio, contenuti online), si interroga sul senso e sulla pratica dell’arte. Un percorso che illumina un legame familiare e intimo di sommessa intensità”.



2018 CARO DIARIO, Curated by Annamaria Licciardello, ​Polo del 900, l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, Torino
2018 FUORINORMA, Curated by Adriano Aprà, MACRO Via Nizza, Rome
2018 FUORINORMA, La via neosperimentale del cinema Italiano, Curated by Adriano Aprà, Casa Internazionale delle Donne, Rome
2017 Cinema Performance, Curated by Marco Bertozzi, Laboratorio di Cinema Documentario e Laboratorio avanzato di Arti visive 3, Università Iauv di Venezia
2017 Corpo Sensibile, Barlumi del documentario, Curated by Marco Bertozzi, ARTEFIERA2017, MAMbo, Modern and Contemporary Art Museum, Bologna
2016 Usa e Getta, scarti, ricordi e ri-narrazioni dell’immagine cinematografica nell’era digitale, Curated by marechiarofilm, Angela Prudenzi and Mario Sesti, Casa del Cinema, Rome
2015 Bellaria Film Festival 33, Casa Rossa Art Doc, Bellaria Igea Marina
2015 Lago Film Festival, Revine Lago
2014 Rome Film Fest, Wired Next Cinema, MAXXI National Museum of XXI Century Arts